Ogni città ha una storia fatta di date, battaglie e personaggi illustri. Ma c’è un’altra storia, più intima e quotidiana, che si tramanda attraverso la tavola: quella dei sapori e dei saperi che danno identità a un territorio.
Ad Ancona, tra i racconti che hanno attraversato i secoli, ce n’è uno che profuma di mare e di tradizione: quello dello stoccafisso. Non un semplice ingrediente, ma un simbolo che è diventato parte della cultura cittadina. A portare il “pesce bastone” fino a qui fu Balthasar Van Der Goes, armatore olandese del Seicento, dando inizio a una storia che ancora oggi lega la città dorica a una ricetta diventata patrimonio collettivo.
Un piatto che racconta non solo di commerci e marinai, ma soprattutto di come i sapori, quando sono veri, riescono a diventare radici.
Nel nostro Stoccafisso all’anconetana c’è tutta l’unicità della nostra città, fatta di cose buone, gesti sapienti e tradizioni che resistono al tempo.
La ricetta arriva da lontano, custodita come un tesoro dalla signora Dina Saturni, anima della storica trattoria “Dina”. È lì che Franco Nordio ha mosso i primi passi in cucina, imparando da lei quell’arte fatta di pazienza e precisione, a raccoglierne l’eredità e a farla arrivare fino a noi.
Oggi, preserviamo gelosamente quella ricetta, che resta tuttora immutata. Lo stoccafisso, cotto lentamente per circa due ore su canne, è impreziosito da un battuto di 13 spezie ed erbe aromatiche e dai sentori dell’olio extravergine di oliva e del Verdicchio dei Castelli di Jesi.
Il risultato è un piatto che profuma di memoria e di mare, capace di raccontare personaggi, sapori e passioni di una città intera. Noi lo serviamo con orgoglio e dedizione, perché nello stoccafisso c’è la nostra identità e la nostra storia.